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    October 06

    Io no soy marinera

     
    Di solito mantengo le mie promesse. Lo so, siamo solo al 6 Ottobre e non è ancora tempo di bilanci, ma il mio capo ha detto il 26 Agosto che era quasi Natale e se lo dice lui possiamo starci. In effetti dovrei dedicare un post al buon Dean, ma oggi sono ubriaca, stanca, triste e quindi eccovi ancora una volta i fatti miei. Niente facili battute sulla mia scarsa sobrietà in generale, vi sento eh.
     
    Stanotte riflettiamo sui buoni propositi dell'anno nuovo. Chi non ne fa? Chi li segue? Io non solo li ho formulati, ma per la vostra gioia anche riportati sul blog. Mi chiedevo, nel mio stato alterato, a che punto fossimo (io e le birre dentro di me):
     
    A blogstar's wishes for the new year
     
    Continuare a riempire il mondo di piume e brillantini, lasciando i coriandoli a qualcun altro          Ci siamo
    Creare altre fantastiche compilations come quella di Capodanno                     Anche qui non male
    Scrivere "Tacchi alti e sampietrini" (e relativi seguiti)                         4 pagine, forse si può fare di meglio
    Smettere di confondere la vodka con l'acqua                                 Sono passata alla birra
    Trovare il modo di ingozzarsi come un maialetto, senza assumerne le sembianze                Successo, sono ben più figa ora
    Evitare di fotografare gli amici maschi con boa di struzzo al collo, o grembiulini natalizi               No
    Pubblicare queste foto vergognose, et similia, sul blog            Sì (e anche su facebook)
    Stare ogni volta possibile, o anche impossibile, con gli amici più pazzi e imbarazzanti che esistano           Sempre
    Imparare a cucinare le lasagne           Fatto!
    Avere le palle di spiccare il volo verso mete ancor più lontane del posto in cui si è ora              Palle avute
    Tornare a Roma, prima o poi            Tornata (e ripartita)
    Capire che il romanticismo non deve essere soltanto struggersi anni e anni per la stessa persona, ma scoprire in poco tempo qualcuno di inaspettato e di soprendentemente piacevole                   Smesso struggimento per la stessa persona, scoperti in poco tempo l'inaspettato e il sorprendentemente piaciuto
    Vivere l'amore non come una fiamma che consuma, ma che riscalda                 Qui avrei bisogno d'aiuto.
     
    Passo e chiudo questo stupido post, domani mi aspettano 13 paesi europei da accudire. E io da brava mamma lo farò.
    October 04

    Lost in translation

     
    Dal primo giorno ho capito che questa storia del parlare inglese era un gioco pericoloso. "The Dev is the ppoopppeeee", disse Dean, e io pensavo già a cosa c'entrasse il Papa, quand'ecco che poopppeee = pub. Pub. Vabbè.
     
    Lasciate che vi racconti il surrealismo che ho dovuto affrontare per trovare la palestra convenzionata con l'ufficio, la mitica LA Fitness (yeah!).
    Esco un pomeriggio, stremata dal lavoro come sempre, e imbocco una serie di graziose viuzze alla ricerca del posto in questione. Mi accorgo di aver dimenticato di segnarmi il numero civico, penso baldanzosa che mi saprò orientare comunque. Primo errore: qui le vie hanno tutte lo stesso nome, cambia solo la categoria. Io sapevo che dovevo andare a Hallam ..., ma mi sono ritrovata in un labirinto di Hallam Street, Hallam Road, Hallam Mews, Hallam Place e chi più ne ha più ne metta. Tutte attaccate, tra l'altro, in modo da confonderti totalmente. Insomma, per farla breve mi rassegno a chiedere indicazioni con fiducia, non essendo maschio e non dovendomene vergognare. Secondo errore. Riporto qui sotto il dialogo surreale n.1:
     
    Io: Excuse me, would you know where is LA Fitness?
    Uomo davanti a una porta: Yes, thank you.
    Io: ... Sorry?
    Udp: Eheh, you asked me if I knew...and the answer is yes. You should have asked "could you tell me where is..."
    Io: Oooookkkk....COULD YOU TELL ME WHERE IS?
    Udp: Certainly,lady.
     
    Silenzio
     
    Io: ...and...soo?
    Udp: Ehehe, it's just on the right...turn on the first on the right and you'll find in front of you.
    Io: Thanks.
     
    Mi incammino, giro a destra mentre il tipo si sbracciava indicandomi la direzione e non c'è proprio un cazzo. Niente di niente, solo l'ennesima via omonima a quella della palestra. Vedo un giovinotto in tuta, penso che potrebbe sapere qualcosa e lo fermo.
     
    Io: Sorry, COULD YOU TELL ME where is LA Fitness?
    Git: Certainly, lady. It's just on the left. Turn on the left and you'll find it. It's in the very small MEWS.
    Io: MEWS!!!!! Ah-haaaaa! Thank you.
     
    Arigiro, stavolta ho capito finalmente. L'Udp continua a farmi strani gesti per segnalarmi i mews, che per la cronaca credo stiano per "cortiletti". Gli faccio un cenno di assenso, ormai sicura e pure un po' scazzata. Entro, c'è solo una scala a chiocciola che porta di sotto, poi il nulla. Mi sporgo e intravvedo una piscina. Dietro un angolo, un piccolo bancone della reception. Vuoto ovviamente. Aspetto fiduciosa, quand'ecco che arriva un uomo. Con aria competente punta deciso il bancone, poi si ferma e mi guarda. Dialogo surreale n.2:
     
    Io: Ehm...could I ask you for some information?
    U: I don't know.
    Io: ...Sorry, are you working here?
    U: No.
    Io: Ah. So you can't give me information. Do you know if anyone is gonna come?
    U: I wanted to ask you the same thing.
     
    Arriva una donnina in camice bianco. Si siede dietro al banco. Pronta io mi avvento contro di lei e scatta il dialogo surreale n.3:
     
    Io: Hallo, could I ask you for some information?
    Dcb: Of course! (sorriso smagliante)
    Io: Wonderful. I would like to have a membership card, my company provides me of a discount and I wanted to know how it works...I mean, which courses I can attend and...
     
    Mi interrompe.
     
    Dcb: I didn't understand.
     
    Provo a ripetere.
     
    Dcb: Ok, I understood. But I can't help you, I only work for the beauty centre. The gym reception is downstairs.
    Io: Thank you.
     
    L'uomo finto competente mi segue, dicendo cose incomprensibili, al piano di sotto. Reception della palestra, ricchioni a manetta. Dopo 10 minuti un receptionist mi si fila e diamo inizio al dialogo surreale n.4:
     
    Io: Sorry, could I ask you for some information? My company provides me of a discount for your fitness centre, I would like to book a membership card and to know which courses I could attend and so on...
    R (che può stare per receptionist o per ricchione, fate voi): We don't give this kind of information. Please, could you fill this forms and leave your number? You'll be called by a person who will tell you all.
    Io: What?
    R: Leave us your number, we give this information only if you come here directly.
    Io: But I am here...well, no matter, have my number. Will I be called so?
    R: Certainly, lady. They will call you tomorrow.
    Io: Ooook. Would you have a timetable?
    R: We don't, we don't.
    Io: Can't I know at what time do you have classes? Really?
    R: No, you have to come directly.
    Io: Lovely. Could you tell me if you have water workouts in your swimming pool?
    R: Sure. Here you are our TIMETABLE. You can have it.
    Io: ...
    Io: Can I keep it? Are you sure?
    R: Certainly, lady.
    Io: Thank you, bye.
     
    Risalgo, la donnina del centro estetico mi appioppa un volantino e tenta di convincermi a prenotare tutti i loro trattamenti, che a ottobre c'è il 20% di sconto eh.
     
    Mentre torno a casa scopro che sulla copertina del timetable c'è un fumetto. Un omino vestito da pugile dice "I love my new timetable!", al centro un altro fa yoga, a destra uno col kimono, nell'atto di calciare l'aria, esclama "My studio Instructor is great!" (view your timetable online at www.lafitness.co.uk). Apro l'opuscolo, stampato con le pagine al rovescio tra l'altro, e mi si rivela un mondo di attività fisiche dai nomi improbabili: Body Attack, Dance Inspired, Body Conditioning...
     
    Ci ho messo un pomeriggio per capire di cosa si trattasse. Un altro per pianificare qualche orario, dato che sono ovviamente scomodissimi. La mia domanda è: che sia una figa pazzesca anche senza fitness e in fondo non ne valga la pena?
     
    Voglio tendere alla perfezione, dunque andrò. Per ora sappiate che fra the verde, birra e magico fluido Chanel ho una pelle di pesca. Vi aggiornerò al più presto sul six pack.
     
    P.S.
    Ad ogni modo, voi avete sentito quelli della palestra al telefono? Io no.
    September 30

    The perfect marriage

     
    Lo so, dovrei raccontarvi di Londra. Della mia nuova casa a Edgware Road, con tante finestrine rumorose e pareti triangolari. Degli arabi che fumano il narghilè e vendono Nastro Azzurro (there is more taste to be italian, Laura docet). Del cielo incredibilmente sereno e luminoso, del freddo tremendo che già si sente e dei bambini in divisa scolastica che vedo tutte le mattine uscire da palazzine very posh.
     
    Un'altra volta. Oggi devo parlarvi del mio matrimonio. Ebbene sì, ho scoperto di avere un marito. Citando Oscar Wilde, un marito ideale.
    Il nostro è un matrimonio perfetto, che ve lo dico a fare... Io cucino, lui lava i piatti. Io mi inciprio il naso, lui naviga sul sito della BBC. Non trova la sua giacca, ovviamente io so dove l'ha lasciata. Dorme tutto il giorno mentre io lavoro, la notte mi tradisce regolarmente con amici di dubbia moralità. Rientra tardi e io lo accolgo con un sorriso assonnato. Dividiamo lo stesso letto senza fare sesso, chiaramente. Quando sta male io lo curo, quando sto male lui mi telefona (da casa degli amici di dubbia moralità). Mi bacia ogni volta che va e che viene. Io faccio lo stesso e lui mi ringrazia. Sua madre sta già pensando ai nomi dei nipotini. Cantiamo tenendoci per mano nella notte londinese. Impedisce che le macchine mi uccidano e mi apre i sacchetti trasparenti del supermercato. Ovviamente si incolla anche il peso dei suddetti, quando torniamo a casa. Qualsiasi cosa gli propini è una prelibatezza, però la modifica con strane salse quando io mi giro. Mi accusa di rubargli le coperte nel sonno, io mi sveglio ogni ora per controllare se sia vero. Mi chiama amore mio e un attimo dopo è sparito a comprare le sigarette.
     
    Ritengo che sia un matrimonio riuscitissimo. La cosa triste è che domani se ne va e a me, tanto per cambiare, si spezzerà il cuore. Mi consola però la certezza di essere nel suo, come moglie, ma soprattutto come amica. Ed è la cosa più bella, una pura amicizia in una città come Londra. Si sa, gli amici restano. Ovunque siano, saranno sempre lì, in una cucina scalcagnata davanti a un bicchiere di vino e al fumo di un narghilè.
    September 24

    Wait for me...I'll be back!

     
    Radio Globo non c'entra niente. E' solo per dirvi che scrivo poche righe, al più presto avrete qualche frizzante racconto. Per ora sappiate che lavoro (!!!) e che bevo. D'accordo, questa non è una novità. C'è di notevole che sono una vera inglese, però. Grandi ubriacature come quella di stasera, dopo un working hard, fanno di me una perfetta londinese. L'imperituro amore per Roma resta, comunque. L'ultimo weekend è stato breve ma intenso. Temo che l'amore sia solo lì, forse qui si può avere tutto rinunciando a questo, io non ci credo. Avrò il mio pezzo di Roma.
    September 03

    Il cielo stellato sopra di me e la legge immorale in me

     
    Il titolo non c'entra assolutamente nulla con quanto sto per scrivere. E' solo che mi trovo in terrazza, con la splendida notte romana a farmi compagnia e la mia mente sforna queste cazzate.
     
    E' ufficiale: la vostra blogstar preferita torna a Londra! Domenica mattina un aereo arancione la porterà lì, verso una nuova avventura in salsa cockney. Devo ammettere che, nonostante abbia avuto un po' di tempo per assorbire il colpo, continuo ad essere sorpresa da quello che è successo. Non me l'aspettavo proprio di andare ora, spesso mi suona strano, a volte persino sbagliato. In realtà, cercando di mettere da parte il mio lato piagnucoloso e cagasotto, so che è giusto, emozionante, ricco di stimoli e che, se non l'avessi fatto adesso, magari non l'avrei fatto più. Credo davvero che partire sia un po' vivere. E Londra non mi deluderà, non potrebbe mai farlo. Anche a febbraio mi era sembrato prematuro trasferirmi lì, avevo paura, temevo di perdere qualcosa di importante e di appena nato. Ebbene, non è stato così. Londra ha avuto un effetto devastante, mi ha fatto scrivere come non mai, conoscere persone incredibili e troncare un legame che, nella forma in cui era, non poteva esserci. Insomma, ho trovato me stessa lì e, tornata qui, ho trascorso un'estate strana ma sottilmente bella, fatta di Roma, una Roma come non l'avevo mai vissuta.
     
    Io spero che Londra, oltre al luccichio e alle sue travolgenti novità, mi dia le stesse cose della prima volta: sentimento sempre più saldo con le persone care (parlo di voi), libertà da quello che non fa per me e, soprattutto, imperituro amore per Roma*.
     
    *Volendo, basta leggere il nome di questa città al contrario per sapere che non potrà mai suscitare qualcosa di diverso
    August 21

    Travolta da un londinese destino?

     
    La vita è una combinazione di magia e pasta, diceva il buon Federico Fellini. Ebbene, nella mia la pasta non manca mai e nemmeno la magia. A parte il fatto che sono una strega del tempo, ma non ho voglia di annoiarvi con questa storia, sto iniziando a credere che le mie cazzate abbiano il potere di avverarsi. Torno da Londra con un po' di nostalgia, mi dico e prometto a tutti che prima o poi quella città mi rivedrà, ed ecco sbucare un'occasione imperdibile proprio lì. Niente è ancora certo, come si suol dire non vendiamoci la pelle dell'orso prima di averlo preso, ma io, fedele alla mia tradizione, sto già facendo casino.
     
    Vorrei vivere a Londra di nuovo, mi manca, è un posto fantastico dove si respirano giovinezza, libertà, stimoli, luccichio, lavoro...ma io sono una sciocca sentimentale e non sono pronta. Forse non lo sono mai, l'importante è partire senza troppi pensieri, però avevo appena accarezzato l'idea di essere a Roma, avevo lottato per Roma agguantando un lavoretto incerto, volevo stare ancora con voi e invece... Credo di non potermi permettere un rifiuto, se tutto andrà bene la mia valigia rossa sarà nuovamente piena e spiccherò un altro volo, ma mi si spezza il cuore, tanto per cambiare. Io sarei tornata lì a Natale, probabilmente, perchè ora? Perchè in questa città stupenda, il mio unico grande amore, Roma non ci sono occasioni che mi trattengano e mi possano concedere il lusso della scelta? Perchè non posso decidere quando e se andarmene? Non è con l'infelicità che partirò, in caso, accetterò questo come un dono e vivrò quanto di bello la nuova avventura potrà offrirmi, ma la realtà è che mi sento una pallina in un flipper, travolta dal destino e costretta a correre più di quanto vorrei. So che sono meno scema di come dichiaro, ho rifiutato Milano, ho lasciato Londra quando era il caso e sono in grado di prendere decisioni epocali con sorprendente rapidità, quindi dovrei sentirmi padrona del mio destino (come il film che ha segnato la mia adolescenza e i miei sogni libertini), ma sono anche una gran cagasotto.
     
    E poi, c'è da dire che il mio tallone d'Achille sono sempre le storie d'amore. Dovrei ritenermi una pallina da flipper fortunatissima, perchè nonostante i miei colpi di testa, i miei cambi di stato per sfuggire o inseguire le mie passioni, non sono ancora disoccupata. In un'epoca come la nostra, una persona sconsiderata come me che trova lavoro è davvero uno scandalo. Dovrei star zitta e ringraziare.
     
    Vi farò sapere le novità. Nel frattempo ringrazio. Ma continuo a farmi anche battere il cuore, perchè se non mi innamoro almeno un po' non sono contenta.
    Alla faccia di ballo ballo senza respiro e della Carrà (http://www.xs4all.nl/~asware/canzoni/lyrics/balloballo.htm)
    August 11

    Dalla Calabria con amore

     
    Un breve post al sapore di peperoncino piccante, solo per dirvi che non sono io che vado dal porno ma è il porno che viene da me...
     
    Ho trascorso una decina di giorni in terra calabra, dove, oltre a darmi ad intense sessioni di acquagym e sole, sono incappata nelle mie solite avventure scabrose. Mi amate anche per questo e io non vi priverò del racconto. Udite udite miei fedeli lettori:
     
    1) La minaccia che viene dal mare
    Una giovine e procace fanciulla si è appena immersa nel mare cristallino, pronta a sferrare micidiali calcioni alla boa per tonificarsi i glutei (g.a.g. non va in vacanza), quand'ecco che un vecchio, ma vecchio suonato, la punta e nuotando stile coccodrillo si avvicina. Cappelletto della Folgore, occhialazzi da sole e sorriso marpione, inizia a interrogarla su tutte le ramificazioni dell'albero genealogico, come si usa nel sud (il mio nome è Aragorn, figlio di Arathorn, nipote di Isindulf...). La giovinetta risponde paziente, "credevo fosse il solito famiglio rincoglionito, invece era un vecchio porco rincoglionito": il pederasta, dopo averla complimentata a dovere ("sai che sei meravigliosa? se non lo sai te lo dico io") e avere affossato l'autostima di lei ai minimi storici per questo, propone una nuotata al largo. La ragazza declina.
    La madre, invece di consolarla, la deride al racconto di questa molestia, ricordando i tempi della propria giovinezza in cui veniva abbordata solo da fanciulli. "Se vede che so le stesse persone", commenta caustica la figlia in tutta la sua dignità offesa.
    La nonna, ben più mondana, osserva, a proposito del vecchio, un "evidentemente da sua moglie non ottiene niente". La madre, figlia della nonna, fugge scandalizzata.
     
    2) Souvenir mon amour
    La Castella, angolo di paradiso più volte fotografato su questo blog, acque limpide e fondali variopinti. Ore ammollo o appollaiata stile sirenetta su uno scoglio a prendere il sole. Un magico negozio di souvenirs, dove una giovine e procace fanciulla, l'aitante e muscoloso cugino, un ragazzino petulante e la madre della ragazza fanno una puntata. Depistando la curiosità del ragazzino, il nerboruto cugino indica alla pulzella "degli oggettini davvero carini". Lei guarda e ammira: fischietti di forma fallica, inquietantemente rosati e ruvidi, con tanto di cartellino "se mi vuoi fischia/if you want me whistle". Commossa, la fanciulla pensa di prenderne uno per la sua amica Elena, famosa per la canzone "eeeh, il cazzo èèè" (di cui non vuole dichiarare il seguito), ma pensa che la sua amica Elena, nota anche per essere parecchio iraconda, se poco poco je gira male glielo tirerebbe dietro con improperi, piuttosto che farsi una crassa risata. E il "poco poco" è un rischio assai concreto, quindi niente souvenir per questa volta.
     
    A Elena tutto il mio affetto, a voi un w la...w la...sincerità!*
     
    *Chiedete a lei per delucidazioni sullo slogan
     
     
    August 02

    Gioco d'azzardo

     
    Degli ultimi due weekend, per fair play, non posso parlare. Di come ho lottato per Roma, sì però. Rischiavo di finire nuovamente a Milano. Con un lavoro che non amo, in una città che detesto cordialmente e piena di ricordi dolorosi. Avevo una piccola chance di rimanere qui e me la sono giocata tutta. E' andata bene. Non so cosa succederà, ma per ora sono salva. Alla maniera degli antichi romani, dentro di me si è formata una testuggine compatta che mi ha permesso di resistere a quello che sembrava un destino beffardo e di volgerlo in mio favore. Non potevo andare via ora. Qualcosa inventerò per la mia vita, ma per adesso ho scelto con il cuore, come sempre forse.
     
    E poi, io dico, perchè andare forzatamente in una città dove vieni accolto da pubblicità tipo queste:
    1) faccia da siciliano e slogan "voglio farmi una milanese"
    2) faccia di una vecchia e slogan "voglio farmi fave e piselli"
     
    Il tutto per un robot da cucina. Credo di poter restare un po' qui...
    July 19

    E...state con me!

     
    Soleggiato di giorno, stellato di notte. Queste non sono semplici previsioni del tempo, è poesia. Sarà che vengo da Londra (e parte di me è ancora lì), sarà che il cielo è sempre più blu, eccomi di nuovo qui a scrivervi lieta.
    Poco più di un anno fa nasceva il blog, cosa succedeva allora?
    Era in arrivo la piccola Diana e la madre, scaduto il termine della gravidanza, pensava bene di girare per l'hinterland laziale alla ricerca di capre da salvare. E a me sarebbe toccato andare con lei, ma questa è un'altra storia.
    La mia coppia preferita mandava in onda le puntate mediche, in linea con il fortunato filone dei telefilm ospedalieri alla Dr. House e Grey's Anatomy.
    Elena ci cazziava a tutto spiano (certe cose non cambieranno mai).
    Io bevevo e impazzavo in giro (vedi sopra).
    Estate, tempo di bilanci (ho già avvertito nell'altro post che sto cazzeggiando). Riflettevo su un fatto: vi conviene seguire le mie avventure? Ebbene, la risposta è sì, come potevate dubitarne...
    Adduco le prove, da una stagione estiva all'altra, del perchè un'occhiatina a queste pagine, ogni tanto, val la pena dare:
    - 3 cambi di città, anzi di stato - osereste dire che Milano non è estero?
    - innumerevoli vestiti e amici nuovi da ammirare - a ciascuno la sua preferenza
    - pettegolezzi freschi su viaggi d'affari e di piacere - spesso coincidenti
    - pettegolezzi freschi e basta
    - 3 dichiarazioni d'amore completamente folli - una vera, una azzardata, una kamikaze
    Amanti della chick lit in salsa cockney, e...state con me, non ve ne pentirete! Animoticon
     
    July 16

    Sacro fuoco

     
    Lo so che lo dico sempre, forse anche nello stesso periodo dell'anno. Sarà che l'estate invoglia alla riflessione (sarà che non ho una mazza da fare), ma stavolta ce l'ho fatta! Ho iniziato, davvero, a scrivere i libri!
    Quest'anno, per distinguermi dall'estate scorsa, non mi sto vantando prematuramente per un'opera sola, ma per ben 3 capolavori. Il punto è che, non avendo la più pallida idea di come organizzare il materiale e annaspando in attesa del famoso insight creativo, ho deciso di seguire i consigli delle persone a cui scasso i maroni da tempo co 'sta storia e buttarmi a scrivere pagine a caso. Il risultato è che oggi, in un lampo di ispirazione, ho finalmente prodotto qualcosa per "Tacchi alti e madonnine" e "Tacchi alti e tazze da tè". Quello di cui sono più stupita è che, correzioni apportate e da apportare, quanto ho scritto MI PIACE. Sì, avete sentito bene, piace al giudice più severo di me stessa: io!
    Non so bene come farò ad andare avanti, soprattutto non so cosa potrò raccontare nel primo libro, quello dal titolo più bello, tanto bello che si è mangiato tutto il mio sforzo creativo e per il contenuto ne resta poco. Ma devo farlo. Diventerò come Sophie Kinsella, anzi meglio (ognuno di noi ha le sue alte ambizioni) e voi potrete dire: io c'ero, mentre codesta penna inventava, io ho seguito l'opera sin dai suoi albori, io so cosa si agitava nella fertile mente dell'autrice durante la composizione di cotanta letteratura!
    E come lo sapete? Ve lo dico io, qui sul blog, lo uso per tale nobile scopo del resto, mica per pavoneggiarmi... In questo esatto momento, annotate l'ora, 1.21 del 16 luglio 2008, se mi chiedeste come in uno spot (leitmotif degli ultimi post) "tell me the fist thing that comes in your mind"...ebbene, io risponderei con una parola sola: BIRRA.
     
    Ne scorre tanta, davvero tanta in my mind...
     
     
    July 09

    Per tutto il resto c'è Mastercard

     
    Per distogliere l'attenzione dagli involontari contenuti porno, oggi vi parlerò di pubblicità.
    Qualche sera fa ero sbracata davanti alla tv con una lattina di birra (sprizzando lo stesso femminilità da tutti i pori, che vi credete) e ho avuto modo di aggiornarmi sul panorama degli spot italiani. Mi imbatto in una graziosa réclame della Mastercard, quella della trentenne rampante che va a trovare la sorella ventenne fattona e spende un fottio di soldi in 30 secondi. Avete presente? (Per chi non la conoscesse, guardatela qui: http://youtube.com/watch?v=8ocmI2420xM )
    Di solito gli spot della Mastercard non sono male, hanno avuto questo lampo di genio di collegare la carta a soddisfazioni morali, alludendo molto velatamente al vile denaro e proponendola come "la tua amica", "l'alleata per la tua realizzazione", "un aiuto materiale e discreto per i tuoi sogni più veri", incuneandosi con successo fra la solidità della Visa e la ricchezza arrogante di American Express (questa dotta analisi dello scenario proviene dai miei alti studi, quindi prendetela per buona).
    Sicuramente anche quest'ultimo ricade nello stesso filone e mira al suo bravo target di manager lanciatissimi per cui spendere 300 euri di aereo, 50 di fiori (!!!) e 90 di cena è perfettamente normale... Io, da brava squattrinata in carriera, non posso fare a meno però di trovare più realistico e divertente questo:
     
    P.S.
    E' più forte di me, cado sempre nel porno. Ma almeno stavolta è nel link e non nelle mie parole Angelo
    July 07

    Almost famous

     
    Ovvero, l'altro lato della medaglia. I guai in cui può incappare una blogstar come me. Ho scoperto che un numero considerevole di visite al blog arrivano da ricerche di termini quali:
    - turismo sessuale
    - viagra
    - libido
    - pachino azuro (???)
    - topa pelosa
     
    Credo di dover rivedere i miei contenuti. L'unico approdo dotto è stato di un tizio che ha cercato "semel in anno licet insanire". Ho la lieve impressione che qualcosa non vada come previsto, nel mio codice di condotta era compreso il non ricorrere al porno per vendere, sono soldi sporchi e troppo facili.
    July 02

    I'm too sexy for this church

     
    Amo la mia città, voi lo sapete bene. Non esiste posto al mondo che possa starle alla pari per bellezza, arte, storia. E' la città eterna.
     
    Ma, ahimè, possono succedervi fastidiose disavventure tipo quella che sto per raccontarvi. Signore e signori, ecco a voi una storia di denuncia e di attualità (approfittatene ora, che da domani si ritorna alle solite minchiate).
     
    L'altro ieri mi trovavo a fare da guida al fratello di Artur, il buon Armen (che, essendo armeno, si potrebbe tradurre come Italo, da noi), e ho avuto la malapensata di portarlo a San Pietro. Insomma, er Cupolone a Roma va visto, o no? Arriviamo, sotto un sole cocente, e fiduciosi ci mettiamo in fila per entrare. Metal detector, bottiglietta d'acqua e macchina fotografica di rigore. Da svampita qual sono, avevo dimenticato un simpatico dettaglio, che mi è improvvisamente sovvenuto alla vista di questo cartello:
    DSCF2126
    Nella mia acuta mente si è insinuato il sospetto e l'ho espresso con un brillante "oh-hoo". Dovete sapere che avevo la stessa tenuta che potete ammirare nella foto "la principessa del foro" (avete visto l'album "Vacanze romane", sì?), non tanto per essere sexy (lo sono sempre, del resto) ma perchè la temperatura media alle 2 del pomeriggio è di 40 gradi e se potessi mi svestirei anche della pelle. Per farla breve, arriviamo al posto di blocco cristiano e ci imbattiamo in due loschi figuri che mi squadrano dalla testa ai piedi, in perfetto stile buttafuori da discoteca: "camicia smanicata, pancia di fuori e gonna sopra il ginocchio...ASSOLUTAMENTE NO". Mi sembrava di essere tornata a scuola, quando le suore controllavano che noi bambine di 8, 10 o 13 anni, nel maggiore dei casi, non fossimo troppo seducenti (in effetti ne girano di pedofili, era comprensibile). Battutacce a parte, non questiono sulla selezione all'ingresso, una chiesa è un luogo sacro e posso benissimo accettare che chiunque vi entri abbia un abbigliamento adeguato alla religione del luogo, quello che mi fa arrabbiare è il trattamento riservato non tanto a me, quanto ad altre donne in generale. Tralasciando l'arbitrarietà delle ammissioni ("ok forse questa maglietta può andare", "questa no"), ritengo che si sia difettato in due cose: primo, molte persone potrebbero non pensare ad una mise appropriata, d'estate quando si schiuma, e secondo me un paese civile potrebbe fornire qualche lenzuolino di carta o simili come copertura; secondo, i due guardiani hanno pensato bene di litigare con una fanciulla che aveva osato chiedere spiegazioni, mandandola via con un "lavoriamo meglio senza di lei, se ne vada". Cosa??? Perdere in gentilezza con un turista secondo me è una dimostrazione di spocchia e provincialità senza pari. No comment.
    Ma l'epilogo divertente arriva dopo, quando lemme lemme me ne torno indietro, verso il luogo dove avevo dato appuntamento ad Armen (che inevitabilmente era entrato da solo). Passando per il colonnato, scopro un crocicchio di poliziotti i quali, a quanto pare, si erano appostati lì per il "chick-watching": incuranti che qualcuno potesse capirli, e forse scambiandomi per un'arrapante fotomodella dell'est Europa (i fan di Jean Claude apprezzeranno la citazione), mi hanno accolto con un "dajeeee...eccone un'altra, anvedi che roba, aò!" Insomma, dopo il danno, pure la beffa. Dopo i buttafuori villani, i vitelloni. In fondo non sono neanche troppo offesa, perchè a un bigotto cafone preferisco un provolone romano verace, sapete che noi donne siamo vanitose. Non fingo neanche di indignarmi granché, da un lato fa ridere che le guardie fossero tatticamente piazzate nel punto di passaggio della "roba buona". Fa tanto Medioevo, il tutto, ma come al solito strappa una risata alla fine.
     
    Rimango ancora arrabbiata, però, perchè questa splendida città dovrebbe essere più civile e accogliente nei confronti di chi, con curiosità e piacere, visita le sue meraviglie. Nel posto più bello del mondo dovrebbe esserci sul serio una "dolce vita".
    June 30

    One face, one race

     
    E' sempre un piacere farsi spezzare il cuore. Specialmente adesso che ne vale davvero la pena. Un raffinato amore impossibile come questo non mi era mai capitato, e se dal un lato sono terrorizzata all'idea di non incontrare mai più un uomo così ("dimmi quando tu verrai", mi cantava), dall'altro sono felice perchè mi scopro innamorata di un vero figo spaziale. Tali sono le altezze del mio astro, che ahimè non è fatto per esser vero ma per rimanere nel sogno, per essere una dolce memoria che spero mi sia da guida in futuro, verso amori possibili ma affascinanti come lui, per cui ci si può permettere il tubino nero con rose artistiche di vernice bianca.
     
    I miei amici, compresa la serpe in seno, hanno condiviso alla grande questa mia passione e ne vado molto fiera. Una menzione d'onore devo darla a Leonora, che per stare dietro alla perfida Albione è incorsa in una serie di disavventure, stamattina: svegliarsi mettendo i piedi nella pipì del suo adorabile pechinese, che a quanto pare le orina in camera ogni volta che lei dorme dai suoi, e trovare il letto inagibile dopo essere tornata dalla doccia post-pechinese. Questo è quello che capita a chi mi dà retta.
     
    Il cielo, comunque, se mi ha messo di fronte un ostacolo tremendo, ha voluto , però, favorirmi nell'atmosfera: ieri ho parcheggiato a Trastevere (!!!).
    Ho bevuto un mojito che avrebbe steso un cavallo e sono tornata finalmente al Gianicolo, dove stavolta non mi sono fatta fregare in quanto a scatti meravigliosi. Del resto, il primo amore mi regalò la luna, questo secondo mi ha portato il sole, come avrei potuto lasciarmelo scappare?
     
    E, magia, è comparsa una macchina di coatti chic con Lando Fiorini e altri cantanti romani veraci...decisamente tutto troppo bello, per essere vero.
    June 02

    Il viaggio

     
    Anche il primo capitolo londinese si sta chiudendo. Non credo che sia un addio, io e questa città abbiamo ancora molte cose da fare insieme, ma per ora ci salutiamo.
    Ricordo quando sono partita: l'aereo arancione di EasyJet, il cielo azzurro, l'aria frizzantina e pulita. Le mie valigie che scoppiavano e il mio cuore pieno di sogni e di curiosità.
    Ed eccomi qui, con fin troppe risposte a tutte le mie domande, con avventure che non avrei mai immaginato di vivere e fantastici vestiti nuovi (quelli non sono mai troppi o inaspettati). Se Roma è il mio unico, grande amore, Londra è l'amica con cui bevo il the, vado a ubriacarmi e mi faccio truccare in un grande magazzino. Da quando avevo quattro anni e giravo per la capitale inglese indossando un grembiulino plasticato di Snoopy (sono sempre stata originale nei miei acquisti) ho sempre saputo che avrei vissuto qui, prima o poi, e alla fine ce l'ho fatta.
    Penso che le persone siano molto esigenti, nei confronti di Londra. Ascoltando le esperienze di coloro che ho incontrato, ho avuto l'impressione che ognuno di noi si aspettasse grandi cose da questo viaggio. E Londra, secondo me, non ci ha deluso. Qui sembra esserci davvero tutto, e alla massima potenza.
    Quello che sento io è che questa città è profondamente viva. Più che altro, mi sembra che non dorma mai. E' come se ti chiamasse, di continuo, perchè qualcosa di imperdibile sta accadendo, e tu devi esserci per forza. E corri, qualsiasi cosa tu stia facendo, corri.
    Nel giro di pochi giorni mi sono trovata a comprare focaccine al burro, a fumare narghilè e a portare un rimmel azzurro cielo. Ho confermato la mia sensazione che gli scoiattoli, in fondo, siano dei topi con la coda piumosa e sono scappata ogni volta che mi inseguivano, salvo poi ammirarli da lontano. Ho preso aerei nel cuore della notte per rivedere la mia amata Roma, ogni tanto, e fuggire dal freddo e dal cielo grigio. Ho visto la neve ad Aprile, i salici piangenti spruzzati di bianco e i boccioli sugli alberi che sembravano dei batuffoli. Ho mangiato le schifezze più strane, negli orari più improbabili, come le patatine al miele e roasted chili. Ho scoperto che qui non c'è mai profumo. Sempre e solo quell'aroma, neanche cattivo comunque, di burro e cipolla. Nemmeno quando piove si sente l'odore, e i fiori non sanno di niente.
    Sono riuscita a farmi spezzare il cuore lo stesso e a sentirmi viva per questo.
     
    Una persona diversa da me, più concreta, più saggia, avrebbe pensato principalmente a costruirsi una carriera. Rimarrebbe qui ora, fregandosene di tutto, e si darebbe da fare in qualche modo.
     
    Io sono una sentimentale e me ne torno a Roma. E' probabile che a settembre io sia di nuovo qui, ma ora "mi dispiace, devo andare". Lo faccio senza rimpianti, felice di questa esperienza. Mi congedo in grande stile, mi aspettano ancora due settimane in cui calcherò un tappeto rosso indossando uno splendido abito di seta stampata, mi lancerò in folli danze e, chissà, andrò anche sulla London Eye, dicendo addio a un sogno che purtroppo non può avverarsi.
     
    Essendo la solita spudorata, non mi vergogno di sbandierare la mia passione per Via col vento e di sentirmi come Rossella quando torna a Tara. Non c'è nulla che in questo momento io voglia di più che rivedere Roma, guardarla dall'aereo quando arrivo, bearmi delle sue luci e sentirmi inondare da quel profumo che ti riempie il cuore. Voglio poter pensare di non essere costretta ad andarmene, di poter scegliere cosa fare nella mia vita e di potermi fermare un attimo. Voglio stare di nuovo con voi, andare al mare (rigorosamente scrivendo ciulare sulla sabbia) e mangiare le more a Villa Ada.
     
    Invece di citare Seneca, chiudo con una banalità molto più cheap questo post non particolarmente speciale. Ecco a voi l'Ikea-pensiero: "Travel is a means to an end. Home".
     
    May 28

    Vanaglorie, vol. 3

     
    Attenzione!!! Dato che oggi è la giornata della vanteria, eccovi qui cosa trovo nella pagina delle statistiche:
     

    !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Party

    Niente male, eh? Io lo so, lo so che sfonderò con il mio stile ridicolo e i miei porno contenuti...generazioni intere rideranno e piangeranno, e io guadagnerò una copertina su Cosmopolitan (oltre ad un po' di grana, si spera)!

    P.S.

    Già che ci sono, volevo segnalarvi che in metro, tornando a casa, ho visto un tipo completamente giallo. Giuro, aveva la pelle gialla, gli occhi gialli e i capelli tinti di biondo (bella scelta). Oddio, non è che il poveretto soffriva di itterizia ed io son qui a sfotterlo senza riguardo? L'atroce dubbio non mi impedisce però di raccontarvi questo incontro così curioso...con tanti auguri di pronta guarigione al tipo.

     

    Una ragazza fuori modestia

     
    E' vergognoso come accattoni l'attenzione dei miei amici, per fare pubblicita' al mio blog fuffa (che pare sia un blog-termine per dire "blog che parla di stronzate").
     
    Fiera del poc'anzi postato "Do you speak milanes?", ecco come sono andata a rompere i coglioni ai primi che mi sono capitati a tiro:
     
    1)
    Wendy: mio fedele amico
    Wendy: rullo di tamburi
    Wendy: ho appena postato un intervento al vetriolo!!!
    (notare il tono esaltato)
    Wendy: solo che mi servirebbe una e accentata
    Wendy: me la scrivi, che la copio?
     
    nessuna risposta
     
    Wendy: vabbe' l'ho postato ugualmente
    Wendy: da casa lo modifico, eh
    Wendy: e ne ho appena pensato un altro!!!
    Wendy: sono cosi' contenta quando la mia mente spara cazzate a ruota libera
    Wendy: e tu, nel mentre, dove sei?
     
    fedele amico non ha ancora risposto
     
    2)
    Wendy: il tumulto mi stimola la creativita'
    Wendy: come dice Freud, l'arte e' sublimazione
    Wendy: in parole povere, ho appena postato un'altra minchiata sul blog
    Wendy: e un'altra ancora e' in cantiere
    Wendy: quando hai tempo, leggi
    Wendy: e dammi un parere (smile)
    Raffa: sto svegliando il criceto per andare a leggere le tue minchiate
     
    Mi chiedo...ma come mai ho tanti amici? Ovviamente non e' stata solo una domanda interna (quando mai?), ma ho rotto anche i coglioni al mio fidanzato:
     
    Poochie (mica avevate scordato sto soprannome?): ma come fate ad avere tanta pazienza con me? rompo troppo i coglioni
    Kotyk: e' perche' sei una micina dolce
    Poochie: secondo me sono un dito al culo

    Do you speak milanès?

     

    Mi sono resa conto che le mie cronache Milanesi presentano una grave lacuna.

    Non mi riferisco a quei due terzi di contenuti immorali che, per i soliti motivi di censura sul blog (ho dato l’indirizzo a cani e porci e non posso sputtanarli tutti cosi’, non sarebbe carino, per cui mi limito a parlarne alle spalle in attesa di smerdarli con pesudonimi nei miei bestsellers – cio’ che apprezzo di me, e’ che sono limpida e trasparente), non ho ancora provveduto a rendere eterni attraverso gli scripta che manent, ma ad un fenomeno innocuo, divertente e tipico di quella graziosa cloaca a cielo aperto (Milano).

    Nulla, dunque, puo’ piu’ trattenermi dal privarvi di questa chicca. Rullo di tamburi, ecco a voi la cazzata del giorno: la lingua milanese!

    So che l’argomento e’ arcinoto per molti, sfruttato e analizzato dal dotto tomo di sociologia alla rivista patinata, ma cio’ non mi impedisce di inserire anche le mie frivole osservazioni in questo mare magnum. (Noterete come oggi io stia facendo abbondante uso di latinorum e modestia)

    Esaminiamolo scientificamente, anzi psicologicamente visto che mi fregio di una laurea al riguardo: il milanese e’ una lingua da pirla.

    Ammettiamolo, non solo ha un accento tremendo, fra i piu’ urtanti in cui l’orecchio umano (ma anche non umano) possa imbattersi, ma comprende anche una serie di features niente male in una scala di antipatia e volgarita’.

    Partiamo dall’intercalare: ok, ogni dialetto, idioma o slang che dir si voglia ogni tanto si lascia un po’ andare alla scurrilita’, il mio caro romano vanta una collezione invidiabile di metafore in questo campo*, pero’, cazzo (intercalato), ma quale mente geniale ha partorito l’inserimento di una “figa” ogni tre parole??? Ora non perdiamoci sulle possibili digressioni e problemi di ordine che potrebbero sorgere dall’aver scritto “partorire l’inserimento di una figa”, ma riflettiamo seriamente su questo fatto. Forse tirare in ballo il membro maschile non e’ comunque elegante, d’accordo, ma “figa” e’ veramente osceno. E poi non suona: pensate a frasi come “figa che freddo”, “ma che figa vuoi”, “figa, che figa”...eeehhh??? Persino l’inglese, lingua per barbari priva di sfumature (ho una parola buona per tutti, come sempre), suona piu’ rude, piu’ opportuno, quando deve esprimere significati analoghi: “what the hell are you doing?”, “where t