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    November 29

    Post dissenteria

     
    Non vi lamentate se il post non vi piace, il titolo la dice già lunga...
     
    Volevo solo aggiornarvi sul marocchino e raccontarvi del perchè non gliela darò mai. Questa certezza è diventata ancor più granitica ieri, serata di cagotto. Come gli aficionados del blog ben sanno, è uno dei miei argomenti preferiti dopo il sesso e il cibo (sono una donna dai bisogni primari). Per farla breve, ieri mi sono sbafata una pantagruelica cena al ristorante spagnolo per soli 10 pounds (poteri dei vaucher) che però cara mi è costata in termini di regolarità intestinale: a metà della lotta con Aram per le ultime patatas bravas (que tiranos) sono caduta in preda ad un malore atroce che mi ha fatto abbandonare il campo precipitosamente in direzione della tube. Qui aprirei un'interessantissima parentesi informandovi che non è il mio primo cagotto show abroad, perchè anche quella gaia isola di Mykonos è stata percorsa a razzo qualche estate fa per lo stesso motivo. La fauna locale, tra l'altro, è esattamente identica in entrambi i casi: gente mezza nuda e ubriaca che collassa negli angoli. Solo io, non so perchè, stavolta indossavo il cappottino al posto del pareo.
    Comunque, intendendo essere succinta tralasciamo il viaggio in metro e l'accasciamento sopra un semaforo a chiappe strette e arriviamo direttamente alla stanza del desiderio, la meta del videogioco, l'ambito traguardo: il cesso di casa mia. Mi ci sono fondata conscia di avere 0.30 secondi rimasti di sopportazione, e cosa ho visto? Voi umani non potete immaginare... La tavoletta era stata scardinata ed elegantemente poggiata sopra il mobiletto dove tengo il mio necessario per la bellezza. La donna di classe si riconosce in occasioni come questa: imprecazione di rito e assemblaggio rapido del w.c., dato che ormai sono esperta di lavori idraulici. Finalmente assisa sul trono, ho pensato che un uomo che lascia il cesso in queste condizioni non può fare sesso con me. Al massimo gli scroccherò un po' di fumo!
     
    Parlando di narghilè, ancora una volta ricordo con nostalgia il dolce Artur e capisco perchè l'avrei sposato volentieri: adorava pulire il bagno.
     
    Che stia cominciando a ragionare come mia madre? Forse non ancora, perchè il suo consiglio è "scegliti uno che ti faccia ridere, sicuramente non sarà un coglione". Non so quanto funzioni questa teoria, l'ultima volta che ci ho provato credevo fosse una risata e invece era un calesse.
     
    Goodnight!

    November 23

    Gente che mi si farebbe, II

     

    Volevo dire…Love Actually, II. Per la vostra gioia, oggi condividerò con voi i miei pochi ricordi del Christmas Party aziendale (avvenuto il lontano giorno di ieri).

     

    Il piano era stato ben congegnato: iniziare a bere all’ora di pranzo, in modo che per le dieci di sera fossero tutti collassati altrove. Io ci ho dato subito dentro e il risultato è stato che alle 3 del pomeriggio avevo già più alcool che sangue nelle vene. Come al solito, non è stata colpa mia ma di May, il mio collega indiano, che ha pensato bene di ingannare l’attesa del cibo facendomi mischiare champagne, birra e vino.

    La situazione era ormai compromessa e neanche la mangiata mi è stata d’aiuto: ho iniziato ad infilare una figura di merda dopo l’altra. Tanto per cominciare, davanti a me era seduto un tizio laido, con le gote rosse e grassoccio, che mi fissava leccandosi le labbra. A un certo punto si è alzato in piedi e ha fatto tintinnare un bicchiere per attirare l’attenzione dei commensali. Il mio secondo capo, Chris, ha avuto la sfortuna di trovarsi accanto a me in questo momento:

    Io: ma chi è quel vecchio porco?

    Chris: il capo dei capi che vuole farci un discorso ufficiale.

    Io: coff…coff…parco, domani pensavo di andare al parco, l’antico parco di Richmond…

     

    Dopo pranzo si sono aperte le danze e io ho fatto onore all’open bar con una quantità spropositata di mojito e caipiroska. E’ arrivata la fidanzata di May, una ragazza indiana molto cordiale con cui ho fatto subito amicizia. Ha detto che sono molto attraente e simpatica, probabilmente ignorando un certo dialogo fra me e la sua dolce metà:

    Io: mi piace molto Cherry. Ha un nome così divertente, tra l’altro. Ma è quello vero o un soprannome?

    May: eheh, sì, si chiama proprio Ciliegia, come il frutto.

    Io: in Italia abbiamo tanti nomi femminili presi dai fiori…

     

    Nel resto del pomeriggio mi sono dedicata ad altre brillanti public relationships fracassando una bottiglia di birra sul pavimento, cadendo rovinosamente (a culo all’aria) su un divanetto (chi mi ha aiutata a rialzarmi? Il vecchio porco) e ballando fra un neozelandese che ogni tanto mi palpeggiava la vita con allegria e uno spilungo con la passione per il casquet. Dean nel frattempo, bellissimo come sempre nella sua cintura “Jesus rocks”, mi rimbrottava affettuosamente come un fratello maggiore: “are you ok Waaaandaaaa?”

     

    Sono rientrata verso le 11, credendo fossero le 5 del mattino. Ho incontrato il mio coinquilino marocchino, il più amato della casa perché parla poco ma sporca tanto (la descrizione delle persone con cui vivo arriverà prossimamente). Da che abito qui, ci saremo detti ciao un paio di volte a voler esagerare. Ieri, invece:

    Lui: ciao!!! Quanto tempo? Che fine hai fatto?

    Io: sono sempre stata nella stanza accanto alla tua.

    Lui: ma pensa…è tanto che non ti vedo…come va?

    Io: bene, ho appena bevuto insieme ai colleghi. Allora, quand’è che tiri fuori il narghilè?

    Lui: idea fantastica! Bussami quando vuoi. Tu…”bella ragazza” (in italiano)

    Io: merci beaucoup.

     

    Per un attimo ci ho pensato. Ma poi mi sono detta che chiudermi in camera con costui, completamente ubriaca, a fumare forse non era una buona idea.

    Io, Wendy Toc, ho scelto la carbonara di mezzanotte*.

     

    *Senior member (che non scrive quindi cazziatone a lui) saprà a che film mi sto riferendo…

    November 10

    Malefemmine

     
    Le donne sono delle stronze, è risaputo. Eccovi qui il dispettuccio della receptionist del mio ufficio:
     
    1) Prima mail

    From: xxx
    Sent: 27 October 2008 12:01
    To: varia gente

    Subject: Photos

    Hi All

    I need a head and shoulder shot of each of you by the end of tomorrow, I can either take a photo or you can send me one (as professional looking as possible) I can always crop them.

    Please let me know whether you are going to email a photo or need on taken.

    Thanks!

     

    2) Risposta mia

    Hi xxx,

    please find attached my picture. Let me know if it looks fine.

    Thanks

     

    3) Risposta sua

    Hey

    Can you pop down asap?  Wanda I’m sorry but that picture is to fuzzy.

    Thanks

     

    Cerco "fuzzy" sul dizionario online prima di replicare con "fuzzy ce sarai tu" e scopro che vuol dire "sfuocata". Eccovi la foto in questione:

    y1pPHZV4pHA0zd1GxieHlgNwuwPIH_KCM9eaLeIWE_oJUSPTRyyimucVw

    A me pare carina e basta, altro che storie. A parte l'aria da ebete, paro una gran figa e ci avrei tenuto a divulgare in azienda questa immagine di me. Invece lei, a quanto pare, no. Mi convoca al suo cospetto e mi scatta una foto in un nanosecondo, senza farmela vedere e scappando con un ghigno "sei venuta benissimo!!!"

    Mi sono chiesta 2 cose: come fossi effettivamente venuta e a cosa cazzo servisse la foto.

    Io me lo dico sempre che mi pongo troppe domande:

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    November 05

    Love actually

     

    “Eh, a Londra fai la vita trasgressiva…” “Chissà quanti giovinotti ti ronzano intorno!” “Con tutti quei festini alcolici…a zozza!!!” “Uomini, donne, scoiattoli…chissà che ammucchiate che ve fate!”

     

    Oh boccucce di rosa alias cari amici, smettetela di schernirmi che qui la situazione è preoccupante.

     

    Non è che non rimorchi, anzi, acchiappo una cifra. Il problema è, come spesso accade, che la quantità vince sulla qualità. In soli due mesi di permanenza londinese posso annoverare fra le mie conquiste esemplari come:

    -          lo spiritato slavo che mi insegue a Regent’s Street per dirmi che sono la donna della sua vita, piangendo

    -          un orientale che mi arriva al mento che mi pedina in metro e poi mi approccia finemente con un “do you wanna cock with me?”

    -          Masao l’affitta topaie

    -          un donnone altissimo uguale a Pink con un kilt che mi tocca il culo

    -          un sudafricano pazzo e probabilmente violento

    -          un negrone panzuto spacciato come “il tipo tuo, vi ci vedo proprio insieme”

    -          un negrone treccioluto e saltellante

    -          italiani che mi urlano in faccia “ammazza è pieno de figa qui, ciao bella”

     

    E chi più ne ha più ne metta. Se pensate che questa piccola lista sia sufficiente a terrorizzarmi sino alle fine dei miei giorni e a farmi appendere i preservativi e le scarpette piumate al chiodo, vi sbagliate. Una donna come me non si scoraggia e continua a credere nell’ammmore anche quando incappa nel molesto number one, che per farvi capire subito il tipo chiamerò Fiatella Fetida (FF).

     

    FF, di cui non ricordo assolutamente il nome, è sbucato qualche sera fa a casa di amici. Di nazionalità egiziana (che non so perché io ho frainteso con brasiliana), da subito ha mostrato le sue doti di gran cucador abbracciandomi mentre scattava fotografie agli altri, perché così venivano meglio. Folgorata da tanto charme ho deciso di levare immediatamente le tende. FF purtroppo mi ha seguita, casualmente andava proprio verso casa mia. Quella sera nevicava, con i miei tacchetti inopportuni pattinavo invece di camminare. Al marpione non è parso vero e mi ha offerto con imperiosità il braccio, per poi prendermi la mano e serrarla in una morsa d’acciaio. Lui pimpante, io rigida come uno stoccafisso siamo arrivati ai famosi 2 capilinea del 7 a Russel Square (ovviamente è caduto nel tranello dell’autista, al riguardo leggetevi il relativo post “Quel bus chiamato desiderio”). Mentre aspettavamo di salire sull’autobus e, poi, durante tutto il tragitto, si è svolta una delle conversazioni più simpatiche in cui mi sia mai trovata (non fosse altro perché ogni tanto ero costretta a girarmi dall’altra parte per prendere una boccata d’aria e schivare la fiatella):

     

    FF: hai freddo?

    Io: sto male (fanculo).

    FF: stand up!

    Io: kevvoi?

     

    Mi ha tirata per un braccio, fatta alzare e poi stretta di nuovo in un abbraccio coatto.

     

    FF: va meglio, eh?

    Io: ‘na cifra, mo me risiedo però.

     

    FF: è bello conoscere persone nuove, vero?

    Io: ‘na cifra!

    FF: sono pronto per l’amore. Sai, avevo una moglie ma ora sono single.

    Io: azz.

    FF: tu hai un fidanzato?

    Io: guarda sono in lutto perché un uomo bellissimo mi ha appena spezzato il cuore quindi non ne voglio proprio sapere.

    FF: nooooo!!!! Sono così dispiaciuto!!!!! Com’è infame la vita!

    Io: capita…

    FF: secondo me qui a Londra ne troverai un altro.

    Io: eh, speramo.

    FF: non siamo già migliori amici?

    Io: se lo dici tu.

    FF: è meraviglioso come siamo già intimi, credo che per un po’ saremo amici, poi potremmo stare insieme. Sai, la prossima donna che avrò sarà quella a cui darò tutto il mio cuore, proprio perché la mia ex moglie mi amava di meno.

    Io: non ne ho dubbi.

    FF: allora, che ne pensi di noi due?

    Io: beh sei simpaticissimo, ma un tajo eh, però mi dispiace tanto ma non me la sento di impegnarmi adesso.

    FF: aò anvedi questa! Ma chi te vole! Guarda che mica ce stavo a provà eh, ti ho chiesto solo una bella amicizia…ma li mortacci!

    Io: …

    FF: diventiamo amici?

    Io: come no!

    FF: allora ti porto a cena, poi dopo un mesetto, perché lo so che ti serve tempo, ci mettiamo insieme.

    Io: ecco, non vorrei darti false speranze…

    FF: aò ma che cazzo hai capito??? ‘Sta stronza…io parlo di a-mi-ci-zia, ok?

    Io: okkey…

    FF: me lo daresti il tuo numero? Sempre che non ti dispiaccia eh.

    Io: Va bene ma non ho soldi quindi non ti chiamerò mai.

    FF: fa niente, fammi uno squillo poi ti richiamo io.

     

    Mi ha battuto il numero, facendomi una chiamata muta per conferma.

     

    Io: aò dobbiamo scendere.

    FF: il tempo vola quando si sta bene insieme eh?

    Io: davero…vabbè io so arrivata.

    FF: ti accompagno al portone, non mi fido che cammini da sola nella notte, qualcuno potrebbe importunarti.

     

    Nonostante questo, non ho perso la fiducia nell’ammore. A scanso di equivoci, ho memorizzato FF nella rubrica telefonica sotto il nome “Cacacazzi”, per sapere quando non rispondere. Venerdì mi ha proposto di uscire, credendo che mi chiamassi Wand.

    November 03

    La vita che voglio

     
    Oggi, dopo quasi un mese, hanno finalmente messo in funzione la vasca idromassaggio nel mitico LA Fitness dove vado la domenica. Ammollo fra frizzi e lazzi, i miei pensieri erano equamente divisi fra il benefico shaking del culo e un ricordo.
     
    Non intendendo parlarvi del mio culo, beccatevi il secondo. Mi è venuto in mente di quando, durante la mia prima settimana a Londra, finii in una sauna con Silvana dopo aver fatto acquagym a Wimbledon. Ero felice, rilassata e, mentre sudavamo come patate bollite, Silvana proclamò: "E' questa la vita che voglio".
    Londra è così: ti sembra di avere tutto, di poter fare tutto. Musei fra i più belli del mondo gratis, parchi incantevoli, stradine costeggiate da villette a schiera (in cui le volpi ti attraversano la strada) e grattacieli papponi. Quartieri che sembrano villaggi di campagna e mercatini caotici dove trovi cibo etnico, narghilè e parrucche fucsia. Una città dove sembra di vivere in un film, anzi in un telefilm perchè ci sono solo giovani, ci chiediamo infatti tutti "ma i vecchi, a Londra, dove sono?" e a me viene da dire "a Buckingham Palace". Quindi, vivendo questo Friends, Sex & the City o Ugly Betty che dir si voglia lavoriamo sodo, sbevazziamo ancor di più e lasciamo che gli autobus rossi a due piani ci accompagnino nei nostri weekend di follia.
     
    Tutto molto bello, però oggi mi pongo la vecchia domanda: è questa la vita che voglio? La risposta è "lo sarebbe totalmente, se non fossi romana".
    Adoro Londra e ho fame di avventura, desidero scoprire ancora di più la mia città di adozione e spero di mettere qualche radice qui al più presto, un po' come quando vivevo con Artur e mi sentivo a casa. E vorrei ricevere un bacio appassionato sulla South Bank, vicino al Globe Theatre, dove c'è una piazzetta con le panchine e gli alberi addobbati con delle lucine blu.
     
    Ma qualsiasi sogno di gloria, con buona pace delle lucine blu, ogni tanto viene rovinato dal pensiero che l'altra metà di me è irrimediabilmente innamorata di un cielo che non ha uguali, di un profumo di mare e di pini (ok, talvolta anche di smog), di panorami di cupole e tetti visti da una collina. In questo momento sono sia la ragazza che trotta avvolta nel piumino che quella che sgambetta con i tacchi e il tubino nero sui sampietrini. C'è chi dice che le vecchie radici, una volta partiti, si secchino al sole e se ne formino di nuove nel posto che si è scelto. Io credo che le mie dovranno per forza intrecciarsi le une con le altre, perchè ai miei amici e alla mia famiglia non rinuncio. 
     
    E poi continuo a domandarmi se qui a Londra ci sia posto per l'amore, oppure se non sia un po' come nella canzone russa "Moy Rock 'n Roll" che termina con un "дорога в мой дом и для любви это не место" ("la strada è la mia casa e non c'è posto per l'amore"). E' che osservando come tutto scorra così in fretta, come gli incontri siano decisamente mordi e fuggi, sentendo di essere nella patria del "next, please" (guai ad attardarsi alla cassa, guai!) a volte mi sento un po' persa.
     
    Ma i russi, quegli adorabili tragici che tirano in ballo l'amore e la morte dopo ogni mezza trombata, ancora una volta mi vengono in aiuto cantando "Не потерять бы в серебре, Ее одну заветную" ("non devo perderla nell'argento, lei, l'unica cosa preziosa"). Il segreto sta nel saper vedere e probabilmente si può cogliere qualcosa anche qui, fra un luccichio e l'altro.