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    October 30

    Christmas is all around me

     
    Ieri ho dovuto necessariamente accettare un fatto: da quando Artur è partito, al suo posto è arrivato il Natale.
     
    Dal primo ottobre qualsiasi negozio londinese, dal fichissimo Selfridges alla più anonima delle bottegucce, ha tirato fuori gli addobbi natalizi facendo rigorosamente il paio con i gadget per Halloween. Mi chiedo cosa aspettino a uscire col terno sfoderando la roba di San Valentino, in fondo ci siamo quasi, no? Mah, ad ogni modo io stavo provando a ignorare tutto questo e a fingere che fosse ancora autunno. E' stato impossibile.
     
    Oxford Street, la zona dove lavoro, ogni giorno sfoggia una pallina nuova, lucine intermittenti che ricoprono interi palazzi e rami di abete e agrifoglio in qualsiasi interstizio possibile. Debenhams ha scelto poi un approccio aggressivo: il Natale rock! Una vetrina enorme mostra una serie di pupazzi di neve, capeggiati da un robot che suona i piatti, i quali vanno su e giù intonando carole con un sottofondo unz unz che farebbe sembrare un posto come il Cyborg una sala parrocchiale. Sono stata letteralmente investita da questa onda sonora, pur avendo le mie cuffiette che mi isolavano dal resto del mondo. Ho alzato le mani: ok Londra, vuoi segnalarmi che devo comprare qualche regalo, il messaggio è arrivato al destinatario.
     
    Che poi, detto fra noi, a me il Natale piace. E' la Pasqua con tutte quelle uova di cioccolato a starmi sulle palle e a ricordarmi di quando volevo il Pasqualone, fuori plastica dentro sorpresa fichissima, ma mia madre me lo negava perchè emblema del più sfacciato consumismo.
    Il Natale però è diverso, malinconico nella sua frizzantezza di luci e di un anno che finisce, dolce quando si scartano regali in famiglia e massacrante quando ti fa inseguire bambini esaltati tipo i miei cugini, per citarne due a caso. E' stupenda poi l'idea di tornare a casa, appisolarmi sul divano e ingozzarmi di tutto il cibo che riuscirò a trovare, vanificando le mie fatiche ginniche e i digiuni (ma voi ci credete?) londinesi. Bramo la vasca da bagno con palline effervescenti alla cannella. Sbavo per ubriacature condite da crustoli e canditi, con due clementini ogni tanto che la vitamina C fa bene al raffreddore.
     
    Lo so è presto per pensarci. Ma, come al solito, non è colpa mia. Sono stata provocata: ieri NEVICAVA. Io sono uscita con il nuovo piumino stile coperta di Linus e ho guardato le lucine, i festoni, i glitter. Mi sono arresa al fatto che non si può fuggire più, ormai è Natale. Lo scambio Artur - Santa Claus è avvenuto.
     
    Io preferivo Artur, anche se ammetto che quei calendari dell'avvento ripieni di cioccolatini sono deliziosi.
    October 20

    Quel bus chiamato desiderio

     
     
    La domenica a Roma: mi alzo a ora di pranzo, rincoglionita mi trascino a tavola dove uso le mie uniche energie per spalancare le fauci e divorare tutte le leccornie preparate da mia madre. Indi mi stravacco sul divano, provata. Poi mi deprimo, in alternativa vedo qualcuno dei miei amati bambini.
     
    La domenica a Londra: mi alzo prima delle 11, frenetica mi sfondo di scones (non avrete scordato le mitiche focaccine al burro?) e mi fiondo in piscina, attraversando un quartiere meraviglioso (Bayswater) pieno di villette a schiera bianche e giardini. La settimana scorsa mi è passata davanti una volpe. Torno a casa, mi preparo la pasta pensando a Roma e struggendomi di nostalgia, cosa che non mi impedisce però di spalancare le fauci ugualmente con gran goduria. Poi non mi deprimo, esco e finisce che sto fuori fino a notte, perchè il weekend va goduto che sono giovine lavoratrice, non sia mai.
    Oggi ero a Camden Town. E' nato tutto da un afflato mistico-culturale di andare alle 6 alla Temple Church (orario in cui dicono la messa e quindi è aperta): volevo proprio vedere l'interno di questo luogo storico, leggendario, misterioso ma ovviamente il profano ancora una volta ha vinto in me nella forma di un desiderio irrefrenabile di un maglione di Custo Barcelona e di un the alla menta (secondo me lì lo fanno ottimo). Non è che sia proprio frivola, è che sono sconquassata dalla nostalgia per Roma e questa alternativa era troppo allettante (bella scusa eh?). Ad ogni modo è andata benissimo e ho gratificato tutti i miei lati peggiori, dallo shopping al sentimentalismo: ho visto la mia vecchia casa dall'autobus e ho potuto indulgere nel ricordo dei bei momenti trascorsi con il dolce Artur, Camden Town era coloratissima e con una luce pazzesca (peccato per la folla di italiani, che banali), il maglione è troppo fico, ha una stampa con una donnina che sembra me, il the era ottimo e dopo sono tornata dal Regent's Canal, una delle passeggiate più romantiche di Londra. Da lì sono entrata nel caro Regent's Park, che per l'autunno indossa dei colori stupendi da togliere il fiato. Between one thing and an other one, s'è fatta na certa e sono ridiventata un animale sociale. Insieme ai debosciati che frequento qui abbiamo deciso di andare al bar "Italia Uno" (sì, si chiamava proprio come la frase più ricorrente nel porno amatoriale) per vedere la maggica, ovvero il maschio della cricca per vedere la maggica, io e l'altra fimmena per vedere i maschi. Un posto fantastico: un baretto con i Kinder Bueno e due seggiole davanti a uno schermo, fuori una folla impressionante che imprecava (non è stata proprio una gran partita, ammettiamolo). Il maschio è voluto scappare, per l'impossibilità di vedere lo schermo e il freddo, diceva lui, per l'andazzo del match, diceva la realtà. Il mio pensiero, condiviso dall'altra fimmena, è stato "qui si torna per un match più innocuo, che ai maschi ci piacciono ancora le femmine, dopo la partita, specie se la Roma ha vinto".
     
    Ma lo scopo di questo post, qual'è? Raccontarvi la mia domenica? No, in realtà vi ho detto tutto ciò come preambolo, mirando a un altro episodio della serie "inglesi, troppa birra fa male". Uso il tempo presente, anche se non è corretto con il resto della narrazione, perchè qui tocca sottolineare con la giusta verve quest'ennesima perla del britannico ingegno. Dunque, sono alla fermata dell'autobus in Russel Square, davanti a me il mio bus, il n.7. La prima stranezza, a cui però sono già preparata, è che ci sono due capilinea: uno per l'autobus che arriva, un altro per quello che parte. Distanza fra i suddetti: mezzo metro. L'anglosassone perversione prescrive, oltretutto, che tu NON POSSA ASSOLUTAMENTE salire sul bus prima che questo raggiunga il secondo capolinea. Se stai morendo di freddo, piove, è tardi, la legge dice che devi morire lì, fullstop. Agli incauti che osano avvicinarsi all'autista con aria fiduciosa appena questi arriva col suo rombante automezzo, una pernacchia in risposta. Io lo so perchè ci sono cascata subito, la prima volta. Comunque oggi da donna navigata ostento indifferenza e sosto stirando de freddo e de sonno alla fermata, in attesa che l'omino si degni di raccattarmi. Costui, alla luce di quanto sto per dirvi, è chiaramente un pazzo. Spegne le luci dell'autobus e scende. Si fuma almeno 3 sigarette. Rientra, non accende ancora nulla, ma io nel buio con occhio di lince lo vedo afferrare due maniglioni nel corridoio e fare una serie di FLESSIONI. Dopo di che, cammina avanti e indietro per l'autobus, poi si siede nei posti in fondo e si dedica all'autoerotismo, non so perche' non riesco a scorgerlo. Alle 11 in punto torna alla guida, accende le luci e avanza al punto di raccolta sfigati (passeggeri). Io, nonostante questo, salgo, perchè sono una sfigata, appunto, che deve tornare a casa.
     
    Sono nelle mani di un pazzo, che come quasi tutti gli autisti inglesi pilota come un ubriaco su una pista da sci, ma me ne frego felice perchè il bello di salire al capolinea è correre al piano di sopra, sedersi sul primo sedile e mettere i piedi sopra il cruscotto. Non c'è luogo migliore da cui osservare la notte londinese, specialmente se hai della musica russa, ricordi e speranze a farti compagnia.
    October 14

    I like your attitude!

     
    A gran richiesta arriva finalmente il post sul mitico Dean, ovvero il mio capo. Sono contraria al parlare di lavoro nel tempo libero (sono contraria al lavoro in generale), ma il gioco vale la candela questa volta: l'uomo è un genio! Innanzitutto ha una foto su facebook dove sembra Obama esultante con una paglietta panama. Il suo abbigliamento da ufficio non è da meno: magliettine trendy, jeans calato e un cinturone borchiato, che ha ormai fatto la storia, con su scritto "Jesus Rocks". Sin dal prmo giorno è stato affabile e cordiale, io non avevo una casa e lui lodava con tutti la mia arte di arrangiarmi, tipica italiana. Ha apprezzato il mio robusto appetito nonchè la mia resistenza all'alcool al suono di "I like your attitude". Udite udite: mi ha spiegato delle cose di lavoro, quando non le sapevo. Che poi l'abbia fatto indossando una scoppola nera, questo è un altro punto a suo vantaggio. Mi chiama "Uuuandaaa", una volta mi ha chiesto quale sia la pronuncia corretta e io gliel'ho spiegato. Ha iniziato a ripetere saltando sulla sedia "WandaWandaWanda...", per poi riprendere a chiamarmi Uuuandaaa, ovviamente.
     
    Ma il meglio di sè l'ha dato venerdì scorso. A parte fingere di creare una black list sul suo blackberry con i nomi dei miei uomini (un genio!!!), ha proposto un pranzo fuori con il nostro team (3 persone). Si inizia con un semplice domanda:
     
    Dean: What are you drinking, Uuuandaaa?
    Io: Boh...beer?
    Dean: Do you want a pint or half a pint?
    Io: Famo half a pint che è ora de pranzo va...
    Dean: Uuuandaaa!!! You'll have a pint of Peroooooniiiii!
     
    Ritorna con una birra enorme e mi tocca scolarmela tutta. Ne ordina un'altra IDENTICA. Non abbiamo ancora mangiato e io già do segni di ubriachezza. Dean e il mio collega indiano si tagliano. Arriva una terza pinta, loro sobri, io sto per vomitare. Si convicono sulla necessità di ingurgitare anche del cibo e prendiamo dei nachos ricoperti di almeno dieci salsette, una caciottina di formaggio di capra con il pane e degli spiedini non ben identificati. Mentre aspettiamo le vivande io mi fumo almeno 30 euri di telefonate in Italia, completamente ubriaca. Arriva la roba e io mi ci avvento con voracità, Dean mi leva le ciotole dalle mani con un guizzo scaltro prima che sia troppo tardi e mi finisca tutto (stavolta non l'ha detto I like your attitude, chissà perchè). Torniamo in ufficio e io ovviamente sono incaricata di spedire dei documenti riservatissimi ai portoghesi, con una procedura a più fasi che comprende anche una telefonata alla loro delegazione. Parlo portoghese per la comprovata e misteriosa legge "l'alcool rende poliglotti" (un po' il contrario della Torre di Babele). Allarme riunione, corsa al piano di sotto per assistere al discorso di uno dei grandi capi dell'agenzia. Io sono accasciata su un carrellino e singhiozzo, mentre l'indiano mi spiega la differenza fra burp (rutto) e hiccups (singhiozzo). Pare che io faccia burp. Dean pensa bene di ammollarmi la quarta Peroni, io lo guardo e dico:
     
    Io: Are you kidding?
    Dean: Uuuandaaa!!!
     
    Mi rivolgo all'indiano:
     
    Io: E mo che ce devo fà co sta bira?
    L'indiano: Bevela.*
     
    Quando risaliamo su Dean si rende finalmente conto che sono un cencio e mi congeda. Torno a casa correndo come un gallinaccio e piombo sul letto (nuda) a quattro di spade.
     
    Oggi, lunedì, tutto il mio team mi prendeva per il culo, aizzato da Dean. Pare che ubriacarsi per solo 4 birre a stomaco vuoto sia proprio una cosa da pivelli.
     
    I like your attitude!
     
    *Libero adattamento da un inglese strascicato, ndb--> (B=blogstar)
    October 06

    Io no soy marinera

     
    Di solito mantengo le mie promesse. Lo so, siamo solo al 6 Ottobre e non è ancora tempo di bilanci, ma il mio capo ha detto il 26 Agosto che era quasi Natale e se lo dice lui possiamo starci. In effetti dovrei dedicare un post al buon Dean, ma oggi sono ubriaca, stanca, triste e quindi eccovi ancora una volta i fatti miei. Niente facili battute sulla mia scarsa sobrietà in generale, vi sento eh.
     
    Stanotte riflettiamo sui buoni propositi dell'anno nuovo. Chi non ne fa? Chi li segue? Io non solo li ho formulati, ma per la vostra gioia anche riportati sul blog. Mi chiedevo, nel mio stato alterato, a che punto fossimo (io e le birre dentro di me):
     
    A blogstar's wishes for the new year
     
    Continuare a riempire il mondo di piume e brillantini, lasciando i coriandoli a qualcun altro          Ci siamo
    Creare altre fantastiche compilations come quella di Capodanno                     Anche qui non male
    Scrivere "Tacchi alti e sampietrini" (e relativi seguiti)                         4 pagine, forse si può fare di meglio
    Smettere di confondere la vodka con l'acqua                                 Sono passata alla birra
    Trovare il modo di ingozzarsi come un maialetto, senza assumerne le sembianze                Successo, sono ben più figa ora
    Evitare di fotografare gli amici maschi con boa di struzzo al collo, o grembiulini natalizi               No
    Pubblicare queste foto vergognose, et similia, sul blog            Sì (e anche su facebook)
    Stare ogni volta possibile, o anche impossibile, con gli amici più pazzi e imbarazzanti che esistano           Sempre
    Imparare a cucinare le lasagne           Fatto!
    Avere le palle di spiccare il volo verso mete ancor più lontane del posto in cui si è ora              Palle avute
    Tornare a Roma, prima o poi            Tornata (e ripartita)
    Capire che il romanticismo non deve essere soltanto struggersi anni e anni per la stessa persona, ma scoprire in poco tempo qualcuno di inaspettato e di soprendentemente piacevole                   Smesso struggimento per la stessa persona, scoperti in poco tempo l'inaspettato e il sorprendentemente piaciuto
    Vivere l'amore non come una fiamma che consuma, ma che riscalda                 Qui avrei bisogno d'aiuto.
     
    Passo e chiudo questo stupido post, domani mi aspettano 13 paesi europei da accudire. E io da brava mamma lo farò.
    October 04

    Lost in translation

     
    Dal primo giorno ho capito che questa storia del parlare inglese era un gioco pericoloso. "The Dev is the ppoopppeeee", disse Dean, e io pensavo già a cosa c'entrasse il Papa, quand'ecco che poopppeee = pub. Pub. Vabbè.
     
    Lasciate che vi racconti il surrealismo che ho dovuto affrontare per trovare la palestra convenzionata con l'ufficio, la mitica LA Fitness (yeah!).
    Esco un pomeriggio, stremata dal lavoro come sempre, e imbocco una serie di graziose viuzze alla ricerca del posto in questione. Mi accorgo di aver dimenticato di segnarmi il numero civico, penso baldanzosa che mi saprò orientare comunque. Primo errore: qui le vie hanno tutte lo stesso nome, cambia solo la categoria. Io sapevo che dovevo andare a Hallam ..., ma mi sono ritrovata in un labirinto di Hallam Street, Hallam Road, Hallam Mews, Hallam Place e chi più ne ha più ne metta. Tutte attaccate, tra l'altro, in modo da confonderti totalmente. Insomma, per farla breve mi rassegno a chiedere indicazioni con fiducia, non essendo maschio e non dovendomene vergognare. Secondo errore. Riporto qui sotto il dialogo surreale n.1:
     
    Io: Excuse me, would you know where is LA Fitness?
    Uomo davanti a una porta: Yes, thank you.
    Io: ... Sorry?
    Udp: Eheh, you asked me if I knew...and the answer is yes. You should have asked "could you tell me where is..."
    Io: Oooookkkk....COULD YOU TELL ME WHERE IS?
    Udp: Certainly,lady.
     
    Silenzio
     
    Io: ...and...soo?
    Udp: Ehehe, it's just on the right...turn on the first on the right and you'll find in front of you.
    Io: Thanks.
     
    Mi incammino, giro a destra mentre il tipo si sbracciava indicandomi la direzione e non c'è proprio un cazzo. Niente di niente, solo l'ennesima via omonima a quella della palestra. Vedo un giovinotto in tuta, penso che potrebbe sapere qualcosa e lo fermo.
     
    Io: Sorry, COULD YOU TELL ME where is LA Fitness?
    Git: Certainly, lady. It's just on the left. Turn on the left and you'll find it. It's in the very small MEWS.
    Io: MEWS!!!!! Ah-haaaaa! Thank you.
     
    Arigiro, stavolta ho capito finalmente. L'Udp continua a farmi strani gesti per segnalarmi i mews, che per la cronaca credo stiano per "vicoletti". Gli faccio un cenno di assenso, ormai sicura e pure un po' scazzata. Entro, c'è solo una scala a chiocciola che porta di sotto, poi il nulla. Mi sporgo e intravvedo una piscina. Dietro un angolo, un piccolo bancone della reception. Vuoto ovviamente. Aspetto fiduciosa, quand'ecco che arriva un uomo. Con aria competente punta deciso il bancone, poi si ferma e mi guarda. Dialogo surreale n.2:
     
    Io: Ehm...could I ask you for some information?
    U: I don't know.
    Io: ...Sorry, are you working here?
    U: No.
    Io: Ah. So you can't give me information. Do you know if anyone is gonna come?
    U: I wanted to ask you the same thing.
     
    Arriva una donnina in camice bianco. Si siede dietro al banco. Pronta io mi avvento contro di lei e scatta il dialogo surreale n.3:
     
    Io: Hallo, could I ask you for some information?
    Dcb: Of course! (sorriso smagliante)
    Io: Wonderful. I would like to have a membership card, my company provides me of a discount and I wanted to know how it works...I mean, which courses I can attend and...
     
    Mi interrompe.
     
    Dcb: I didn't understand.
     
    Provo a ripetere.
     
    Dcb: Ok, I understood. But I can't help you, I only work for the beauty centre. The gym reception is downstairs.
    Io: Thank you.
     
    L'uomo finto competente mi segue, dicendo cose incomprensibili, al piano di sotto. Reception della palestra, ricchioni a manetta. Dopo 10 minuti un receptionist mi si fila e diamo inizio al dialogo surreale n.4:
     
    Io: Sorry, could I ask you for some information? My company provides me of a discount for your fitness centre, I would like to book a membership card and to know which courses I could attend and so on...
    R (che può stare per receptionist o per ricchione, fate voi): We don't give this kind of information. Please, could you fill this forms and leave your number? You'll be called by a person who will tell you all.
    Io: What?
    R: Leave us your number, we give this information only if you come here directly.
    Io: But I am here...well, no matter, have my number. Will I be called so?
    R: Certainly, lady. They will call you tomorrow.
    Io: Ooook. Would you have a timetable?
    R: We don't, we don't.
    Io: Can't I know at what time do you have classes? Really?
    R: No, you have to come directly.
    Io: Lovely. Could you tell me if you have water workouts in your swimming pool?
    R: Sure. Here you are our TIMETABLE. You can have it.
    Io: ...
    Io: Can I keep it? Are you sure?
    R: Certainly, lady.
    Io: Thank you, bye.
     
    Risalgo, la donnina del centro estetico mi appioppa un volantino e tenta di convincermi a prenotare tutti i loro trattamenti, che a ottobre c'è il 20% di sconto eh.
     
    Mentre torno a casa scopro che sulla copertina del timetable c'è un fumetto. Un omino vestito da pugile dice "I love my new timetable!", al centro un altro fa yoga, a destra uno col kimono, nell'atto di calciare l'aria, esclama "My studio Instructor is great!" (view your timetable online at www.lafitness.co.uk). Apro l'opuscolo, stampato con le pagine al rovescio tra l'altro, e mi si rivela un mondo di attività fisiche dai nomi improbabili: Body Attack, Dance Inspired, Body Conditioning...
     
    Ci ho messo un pomeriggio per capire di cosa si trattasse. Un altro per pianificare qualche orario, dato che sono ovviamente scomodissimi. La mia domanda è: che sia una figa pazzesca anche senza fitness e in fondo non ne valga la pena?
     
    Voglio tendere alla perfezione, dunque andrò. Per ora sappiate che fra the verde, birra e magico fluido Chanel ho una pelle di pesca. Vi aggiornerò al più presto sul six pack.
     
    P.S.
    Ad ogni modo, voi avete sentito quelli della palestra al telefono? Io no.
     
     
    Consoliamoci con la satira, della serie si prendono per il culo da soli: